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1970: la prima radio libera italiana?

Quarantasei anni fa il punto di non ritorno nella storia della comunicazione italiana: il segnale radiofonico di “Radio Libera Partinico” rompe il monopolio di stato sulle trasmissioni via etere. Inizia così la prima esperienza di radio libera in Italia, con una trasmissione clandestina per denunciare le condizioni di degrado in cui versavano le zone della Valle del Belice, dello Jato e del Carboi a due anni dal terremoto del ’68, per protestare contro il disimpegno dello Stato e gli sprechi di denaro pubblico nella ricostruzione. Quella prima esperienza di radio libera in Italia dura però soltanto due giorni: la messa in onda del 25 marzo e 26 marzo 1970 di Radio Libera Partinico (Radio Sicilia Libera) viene interrotta dalla polizia dopo 27 ore. Tre anni più tardi iniziano a trasmettere in maniera episodica e irregolare varie emittenti radiofoniche, contravvenendo alla legge vigente che assicurava il monopolio alla Rai, considerate “clandestine” o “pirata”. Il 28 luglio 1976 la sentenza n. 202 della Corte Costituzionale sancisce la legittimità di trasmissioni private, purché a copertura locale. Oggi in Italia gli ascoltatori quotidiani delle radio sono circa 37 milioni, mentre le emittenti che trasmettono dal territorio nazionale ammontano a quasi 1.200. Questo quanto si leggeva sul Giornale di Sicilia il 26 marzo di 37 anni fa: “Una voce da Partinico per illustrare i problemi dei terremotati… Due collaboratori di Danilo Dolci, Franco Alasia e Pino Lombardo, si sono chiusi nei locali del ‘Centro studi ed iniziative’; hanno una radio di notevole potenza con la quale trasmettono notizie e documentari fonici sulle condizioni dei terremotati sui 98,5 mhz della modulazione di frequenza e sulla lunghezza d’onda di m 20.10 delle onde corte. L’emittente può essere udita su tutto il territorio italiano e da molte località all’estero; a quanto hanno annunciato, la possono captare anche negli Stati Uniti. È questa la nuova forma di protesta escogitata per presentare all’opinione pubblica le condizioni delle genti delle valli del Belice, del Carboi e dello Jato dopo il tragico terremoto del 15 gennaio 1968 e dopo che sono passati inutilmente due anni senza l’avvio della promessa ricostruzione”. Inizialmente l’idea era quella di trasmettere da un’imbarcazione situata in acque extra territoriali. Per eludere le leggi italiane sulle telecomunicazioni, erano state preventivate tutte le spese per l’imbarcazione e i necessari strumenti per la navigazione, ma l’idea fu presto abbandonata per le imprevedibili condizioni di navigazione e per il più prevedibile arresto dei responsabili non appena entrati in acque territoriali, nonché per la volontà degli stessi organizzatori di non interferire con le comunicazioni radiofoniche di servizi di pubblica utilità (come ad esempio la torre di controllo di Punta Raisi). Abbandonata l’idea della trasmissione dal mare, si passò alla programmazione dell’iniziativa da un luogo sulla terra ferma, e nello specifico da Partinico, dalla sede del Centro Studi ed Iniziative. L’organizzazione dell’iniziativa, accuratamente pianificata, fu supportata dalla consulenza di esperti, amici di Dolci, nel campo delle telecomunicazioni e della giurisdizione in materia e fu implementata nel massimo riserbo per evitare un preventivo intervento delle forze dell’ordine: le lunghe antenne necessarie alla trasmissione furono issate sull’edificio del Centro Studi pochi minuti prima della trasmissione e soltanto dopo il tramonto. Al fine di coinvolgere quante più persone possibili, e per tenere all’oscuro coloro i quali avrebbero potuto interferire con il buon compimento dell’iniziativa, compromettendola, si organizzò peraltro uno sciopero in corteo per le vie di Partinico, come sostegno per le popolazioni delle zone terremotate, con chiusura presso Largo Scalia, sede del Centro Studi. Appena arrivati in loco Dolci rivelò la vera finalità dell’iniziativa e fece ascoltare al pubblico presente, attraverso una piccola radio sintonizzata sulle frequenze di Radio Libera, le trasmissioni che avvenivano dall’interno del Centro Studi. Pino Lombardo e Franco Alasia, collaboratori di Danilo Dolci, si erano infatti barricati dentro i locali del Centro Studi con le trasmittenti e con un gruppo elettrogeno per consentirne il funzionamento nell’eventualità che le Forze dell’ordine avessero isolato l’edificio dall’energia elettrica. Per questo motivo le trasmissioni erano state precedentemente registrate da Antonino Uccello e da Danilo Dolci, e consistevano in una pluralità di voci che denunciavano le condizioni della Valle del Belice, dello Jato e del Carboi. Le trasmissioni, effettuate attraverso due radio (una a modulazione di frequenza MF-UA m 98.5, e una a onde corte sulla lunghezza di m 20 . 10) per consentire un maggiore campo d’ascolto, avevano inizio ed erano scanditi da un messaggio di SOS prodotto attraverso un flauto dolce. Il programma, per una durata totale di quattro ore, era stato tradotto anche in inglese affinché potesse essere ascoltato pure all’estero, e fu più volte ritrasmesso, consecutivamente, fino all’arrivo delle forze dell’ordine. (9colonne)

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