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Il digitale terrestre va in tilt nei centri nell’alta Valsesia

Il digitale terrestre va in tilt nei centri nell’alta Valsesia

Se a luglio nella bolletta elettrica si dovranno pagare i primi 70 euro di canone Rai per l’anno 2016, tra Valsesia e Valsessera il digitale terrestre continua a mostrare delle lacune. A sei anni dall’addio al segnale analogico c’è ancora chi fa i conti con problemi nel ricevere alcuni canali televisivi. Gli ultimi più evidenti si sono registrati a Postua.

«Il Gruppo Cairo Communication ha acquistato nuove frequenze televisive – spiega l’antennista Gianfranco Giudice –, quelle in cui era già alloggiata la Rai, e così ecco che nei giorni scorsi gli abitanti di Postua hanno trovato la sorpresa di interferenze».

Il passaggio, soprattutto nei piccoli centri, ha mandato infatti in tilt la situazione. «Alcune famiglie all’improvviso si sono trovate a non vedere più i canali Rai – continua Giudice -. In alcuni casi basta risintonizzare il televisore, procedimento a cui bene o male dal 2010 dovremmo essere stati abituati, in altri è invece necessario affidarsi a esperti per andare a lavorare sull’antenna». Scompensi che si sono comunque limitati a piccoli centri, su tutti Posta appunto. Tra Borgosesia e Varallo, fatta eccezione per qualche aree di Quarona, il digitale terrestre funziona. Gli abitanti dell’alta Valsesia, da Balmuccia in su, ormai da tempo si sono messi il cuore in pace: per vedere la televisione, se non si vuole fare abbonamenti a pay tv, è indispensabile acquistare un decoder del tivùsat.

Il ruolo dell’Uncem

E’ proprio la montagna che soffre per il digital divide che comprende tv, telefoni cellulari, banda larga e nuovi servizi. Uncem Piemonte da tempo si sta battendo per provare a risolvere queste differenziazioni tra pianura e centri montani. Nei mesi scorsi è stato anche organizzato un convegno sul tema a Torino. Tra gli altri aspetti era emerso che nei prossimi tre anni la Regione investirà 290 milioni di euro, provenienti da fondi europei, per portare la banda ultralarga nelle zone montane che soffrono di più il divario.

«Ma sarebbe assurdo portare internet senza risolvere anche il problema della ricezione tv e dei telefoni cellulari – aveva affermato poco tempo fa Lido Riba, presidente di Uncem Piemonte -. Si lavora con Regione e Unioni di Comuni per riorganizzare tutti i servizi pubblici come poste, trasporti, sanità, scuole là dove è meno semplice fruirne. Molti cittadini non sanno che le Unioni oggi gestiscono ripetitori tv per raggiungere borgate e frazioni. Senza queste infrastrutture saremmo ancora più indietro. E nel passaggio da Comunità a Unioni questo patrimonio rischiava di perdersi».

Fonte: |La Stampa|

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