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La storia di RCV e di quegli amici che negli anni ’70 fondarono la prima Radio a Castelvetrano

L’idea d’aprire una radio privata anche a Castelvetrano fu d’alcuni baldi giovanotti che s’interessavano di musica già da un bel po’ di tempo. Il primo gruppo storico che parlò di radio possiamo dire sia stato quello dei classici “quattro amici al bar” (come Paoli ci ha abituato a chiamarli): Elio Ferraro, Nicola Iraci, Enzo Leone e Marcello Romeo.

Essi erano degli studenti universitari, appena diciottenni, che ascoltavano la voce delle prime radio libere il cui messaggio arrivava allora anche in Sicilia, prima fra tutte “Radio Montecarlo”. Correva l’anno 1976 quando, in quei primi mesi, iniziò a trasmettere da Sciacca “Radio Monte Kronio”, altra storica emittente della Sicilia occidentale.

I quattro amici, in particolare Enzo Leone, proprio sulla scia di questa mitica radio saccense, pensarono d’intraprendere anch’essi l’impavida avventura. Ne parlarono con altri amici che pian piano, dimostrando grande entusiasmo, aderirono al progetto. Da quel primo nucleo associativo, si gettarono le fondamenta di quella che sarebbe diventata “Radio Castelvetrano”.

Fra essi, oltre ai già citati, ricordiamo: Franco Messina, Salvatore Bonanno, Tanino Caponetto, Enzo Evola, Nino Favara e il compianto Calogero (Lilly) Rosolia. Elio Ferraro, per la verità, pur essendo stato uno dei “pilastri” e per tanti anni uno dei più validi collaboratori della futura radio, non entrò in qualità di socio. Nel vero boom delle radio private, “Radio Castelvetrano”, ha rappresentato la libertà, la trasgressione e la capacità del mondo giovanile del post ’68 d’interpretare la realtà di quel momento storico.

Nello stesso tempo, presso il “Circolo Pirandello” di Castelvetrano, durante un bel pomeriggio trascorso fra amici disquisendo su questioni di politica e di sport, Nino Corleo parlò anche di “emittenza privata”. Egli era da poco rientrato a Castelvetrano, dopo un periodo trascorso in Lombardia dove aveva avuto modo di visitare un’emittente libera di Pavia, “Radio Uno Ticinese”.

Trascorsi alcuni giorni pensarono di riunirsi per discutere sul come realizzare un progetto di radio libera. Decisero di creare una s.r.l. alla quale dare il nome di “Radio Castelvetrano”, proprio perché lo scopo era di farne nascere una anche a Castelvetrano. Era l’8 ottobre del 1976. Qualche giorno dopo, con precisione il trentuno dello stesso mese, iniziarono le trasmissioni in modo libero, come tutte le radio d’allora, non essendoci all’epoca una normativa specifica. Dovettero attendere qualche mese, con precisione il 25 marzo del 1977, per redigere l’atto costitutivo della società che avrebbe gestito la nuova radio.

L’atto fu redatto presso lo studio del notaio Giacomo Giubilato, a quel tempo ubicato in via G. Marconi, 21 a Castelvetrano, e registrato il 4 aprile 1977 al numero 1044.

Nacque così “R.C.V. Radio Castelvetrano s.r.l.”. I soci costituendi furono: Leone Vincenzo, Messina Francesco, Clemente Francesco, Rosolia Calogero Antonino, Bonanno Salvatore, Favara Antonino Giacomo, Fazio Armando, Peruzza Vincenzo, Evola Lorenzo, Centonze Angelo, Caponetto Gaetano Goffredo, Cirrincione Benedetto, Romeo Vincenzo e Iraci Nicola.

Il primo consiglio d’amministrazione fu costituito da Caponetto, Favara, Leone, Bonanno e Iraci. Ne assunse la presidenza Favara. Da quel momento iniziò la febbrile attività dei soci per l’organizzazione di “Radio R.C.V.”, acronimo di “Radio Castelvetrano”. La sede scelta fu un appartamento posto al primo piano d’uno stabile sito nel viale Roma al n. 115 bis, il cui proprietario era il suocero di Caponetto. Ognuno dei soci (ancora si aveva un’idea molto approssimativa di come si doveva gestire una radio), si adoperò per portare in radio tutte quelle attrezzature che servirono per la bassa frequenza (giradischi, microfoni, registratori a cassetta etc.).

Materiale di loro proprietà che tenevano a casa. Pur d’iniziare a trasmettere fecero la stessa cosa con i dischi 45 giri e i long playing in loro possesso (allora non esistevano CD, pendrive, iPod e quant’altro). Dopo l’arrivo del primo trasmettitore (da 10 watt nominali, 6 watt di potenza reali, ordinato a Milano e installato nella cucina dell’appartamento adibita a sala trasmissioni) e dopo avere installato l’antenna (una comune “grand-plain” da radioamatore), “Radio Castelvetrano” iniziò, finalmente, a trasmettere.

I ragazzi scesero in strada, accesero la radio che tenevano in auto e la sintonizzarono sulla frequenza dei 100,800 Mhz (seguita a breve dai 99,700 Mhz). Poterono sentire così, per la prima volta, le voci che trasmettevano dalla loro radio. La prima voce in assoluto fu quella di Lilly Rosolia. La loro felicità fu immensa e le pacche sulle spalle non si contavano più per quel momento di gioia indescrivibile ed epocale.

Di quel giorno si racconta che Lilly, quando ebbe finito di trasmettere, volle anch’egli ascoltare per la prima volta la radio e, nel frattempo, volle controllare fino a dove arrivasse il segnale. Salì, quindi, in macchina insieme con alcuni del gruppo per recarsi verso Santa Ninfa mentre ascoltavano “State ascoltando le trasmissioni sperimentali di Radio Castelvetrano 100,800 Mhz in modulazione di frequenza”. Superata la curva che immette sul rettilineo, dove c’e’ancora oggi il passaggio a livello appena fuori l’abitato della città, non percepirono più il segnale radio. Rimasero profondamente delusi, ma non s’arresero.

Il loro entusiasmo era così grande, forte e contagioso che non potevano certo fermarsi alla prima difficoltà, al primo ostacolo. Innalzarono, quindi, un’antenna quadri polare sul tetto d’una casa attigua a quella di Caponetto e, a poco a poco, dopo quelle prime trasmissioni sperimentali, le cose iniziarono a migliorare. Ricordo quell’antenna imponente (almeno per quel periodo in cui le uniche antenne che si vedevano sui tetti delle case erano quelle lunghe e sottili della R.A.I.) che vedevo dal giardino di casa mia sul quale si stagliava.

Stilarono anche una programmazione di massima per migliorare le trasmissioni e, finalmente, “Radio Castelvetrano” iniziò mandando in onda nell’etere le sue trasmissioni con un palinsesto ben definito. Da li a breve, la radio fu ascoltata anche in tutta la Valle del Belìce. Questo fu l’inizio della grande avventura della radio a Castelvetrano.

Oltre ai soci fondatori, altri speaker si avvicendarono ai microfoni di “RCV”: Elio Ferraro, Dora Evola, Valeria Presti, Enzalba Messina, Ofelia Pollina, Aldo Lo Truglio, Nino Sancetta, Leo Di Stefano, Roberta Di Bella, Antonio De Mitri, Nuccio Scorsone, Gino Mertoli, Anna Calcara, Elisa Azzara, Ornella e Luisa Lentini, Antonella Esposito, Fabrizio Romeo, Mariella Forte e tanti altri che vollero condividere quella nuova ed emozionante esperienza. Giuseppe Di Bella e Gaspare Aiello furono i primi responsabili della redazione giornalistica e del notiziario quotidiano.

All’iniziativa aderirono anche Ada Montoleone (la prima segretaria della radio) e i mitici tecnici Giuseppe Inzerillo e Armando Fazio che avevano sempre da discutere con Enzo Leone, anche con una certa animosità, poiché era l’unico preparato in grado di parlare di trasmettitori radio, bassa frequenza etc… Leone tentava d’imporre a Fazio e Inzerillo le sue idee con motivazioni più o meno tecniche, ma non sempre ci riusciva.

C’era, poi, un’altra mitica figura della radio, Giovanna Pecoraro, che la mattina mandava in onda le canzoni richieste dal pubblico, telefonando alla radio, con le dediche per i loro amici e parenti. Essa spesso nel presentare i brani richiesti s’incartava, così i suoi amici cominciarono a chiamarla “Sperlari” perché allora una pubblicità televisiva recitava: “Le caramelle Sperlari non s’incartano mai”.

Giovannella non s’arrabbiava mai e sorrideva sempre quando qualcuno la chiamava così. Una richiesta che lei era costretta a soddisfare più frequentemente era una canzone melodica d’un gruppo siciliano di Ravanusa, “I Teppisti dei Sogni”, brano ch’era programmato decine e decine di volte nell’arco della giornata. Nicola Iraci, rockettaro puro e serio, odiava quel disco e una bella mattina, non sopportando più quella canzone, entrò in sala regia, aprì il microfono e pronunciò, fracchianamente, la fatidica frase: “… tra qualche secondo ascolterete la fine del disco dei “Teppisti dei Sogni” in diretta…”.

Prese il disco, lo spezzò in due (più o meno come fece nostro Signore nell’ultima cena) davanti al microfono aperto e gettò i due pezzi nel cestino delle cartacce. Forse esagerò, ma era la misura esatta della geniale spensieratezza e della goliardia che aleggiava in quel particolare periodo storico, ma anche dell’impronta innovativa che si voleva dare alla radio.

Altro esempio goliardico fu una registrazione fatta sulle note di “Je t’aime, moi non plus” da Marcello Romeo e Nicola Iraci che, giocando in studio di registrazione, fecero una parodia di quel brano che ebbe un successo strepitoso, almeno a livello locale. Da evidenziare che la loro parodia fu registrata di getto, senza un testo scritto, un canovaccio, senza essere stata mai provata e senza essere stata pensata prima. Poco per volta “Radio Castelvetrano” diventò una grande occasione per la crescita umana e professionale di tutti quei giovani vogliosi d’un mondo diverso nel quale essi si sentivano protagonisti assoluti, improvvisandosi attori radiofonici, e assunse un ruolo importante sia nella vita castelvetranese sia in tutta l’area della Valle del Belìce.

Quelli furono anni stupendi, di spensieratezza, d’entusiasmo e di straordinaria professionalità per quei ragazzi meravigliosi e per tutti i componenti la radio. Dal 1976 sino al 1983 “Radio Castelvetrano” fu leader indiscussa del panorama radiofonico della Sicilia Occidentale. Ha anche gestito, per alcune stagioni estive, la discoteca “La Giara” di Selinunte, che negli anni 1977 e 1978 fu un altro polo di grande attrazione per il divertimento estivo (nei fine settimana, specialmente il sabato, s’arrivava ad avere all’interno della discoteca anche oltre duemila persone).

Mitiche furono le trasmissioni, rigorosamente in diretta, di “Super Fonico” in cui i “magnifici due”, Elio Ferraro ed Enzo Leone, trasformarono il semplice e monotono programma delle dediche in un vero e proprio show radiofonico fatto di fiumi di parole espresse con straordinaria ironia ed efficacia. Elio sciorinava vere e proprie ondate di commenti arguti, toccanti e spiritosi all’indirizzo di chi aveva proposto le dediche verso chi erano state indirizzate. Le dediche erano, poi, accompagnate da ottima musica nazionale e internazionale scelta dal regista, il cosiddetto “Enzo…LLLLeone”.

Lo straordinario successo ottenuto dalla coppia Ferraro-Leone, diede il via a un nuovo modo di trasmettere per tanti altri d.j. che, da quel momento, cominciarono a chiamarsi “conduttori”. C’era, poi, la trasmissione dello “Zio Alfio”, alias Piero Maltese, che la sera fino a tarda ora toccava il cuore della gente. C’erano anche le trasmissioni del quartetto dei “Kawaioti”, alias Salvatore Graffeo, Giorgio D’Antoni, Giacomo Pomara e Luigi Calcara.

Essi, allora studenti universitari che ritornavano a Castelvetrano il venerdì, anziché andare a divertirsi in giro per la città, si chiudevano nello studio della radio e facevano una trasmissione fiume che coinvolgeva tante persone che seguivano con piacere e interesse quella programmazione radiofonica.

La trasmissione iniziava la sera e andava avanti per tutta la notte sino alle prime luci dell’alba. Ancora un’altra fortunata trasmissione fu quella del “Quiz Rumore” condotta da Nino Favara, dove gli ascoltatori dovevano indovinare l’oggetto dal rumore che produceva al microfono della radio. Infine quella condotta da Mariella Forte, “Giochi senza Frequenze” che faceva il verso al più famoso programma televisivo “Giochi senza Frontiere”. Mariella, una bella sera estiva, riuscì a riunire alla “Giara” gli speaker di tutte le maggiori emittenti radiofoniche della Sicilia Occidentale in una festa fantasmagorica.

Quella magica serata fu all’insegna del divertimento più puro, fatto di tanti e variegati giochi, trasmessi rigorosamente in diretta. Trasmissioni quali il gioco a premi “Don Perignon” o il programma di dediche “Fermata a richiesta” fecero storia. Lo stesso dicasi per il talk politico della domenica mattina, le dirette della “Folgore”, i notturni con le voci femminili delle speaker più suadenti, l’“Ottobre Magico” e tante altre rimaste nella memoria dei numerosi affezionati ascoltatori radiofonici. Un altro amico della radio che merita essere menzionato è stato Giuseppe (Peppe) Basile, da poco scomparso.

Peppe dopo avere condotto, insieme a Rosa Heidi Sciacchitano, un programma di musica classica, inventò il personaggio del professore Tarcisio Rodigalli. Gli serviva per prendersi in giro a causa della sua balbuzie trattando, sempre con marcata ironia, i vari argomenti socio-culturali e politici con i quali animava la sua trasmissione radiofonica. Come si fa, poi, a non citare il buon Ignazio Butera, mio grande amico, poeta poliedrico e artista dalle mille sfaccettature.

Egli, insieme all’onnipresente Elio Ferraro, conduceva un programma che si chiamava “Domenica è sempre Domenica”. In esso, prendendo spunto dagli eventi relativi alla domenica calcistica e sportiva in genere, erano invitati in trasmissione diversi ospiti che, rigorosamente dal vivo, si esibivano nelle loro specialità (musica, poesie, cabaret etc..).

Da quella fortunata e seguita trasmissione nacquero personaggi, oggi ancora in auge, quali Sciupè, alias Giuseppe Lo Sciuto, con le sue musiche popolari e le sue poesie in dialetto, Toto’ Stella col suo cabaret, le sue barzellette e col suo personaggio comico Falsapelle, Antonio Bonanno che, a fasi alterne, fino al passaggio della radio a Filippo Tusa, fu d.j. conductor sia di R.C.V. sia di Radio Liberty, alla quale ancora oggi presta la sua voce.

Una grande soddisfazione è stata quando nel lontano 1977 “Radio Castelvetrano” fu scelta come radio pilota e capogruppo al “Discomare” che si svolse presso il “Parco Archeologico” di Selinunte. “Radio Castelvetrano” trasmetteva in anteprima i brani musicali che furono, poi, portati sul palco nello spettacolo finale del “Discomare”.

Patron della manifestazione fu l’allora ventenne Franco Messina, oggi stimato avvocato penalista che, in collaborazione con i d.j. romani Tony Ruggero e Gianni Naso, portò a Selinunte il gotha della produzione musicale italiana di quel periodo. In quell’occasione le colonne greco-doriche del nostro bel tempio selinuntino fecero da suggestiva cornice a uno degli eventi più riusciti che a memoria d’uomo si ricordino.

Le riprese televisive, in onda in prima serata su RAI 1, sono state trasmesse anche in alcuni paesi europei, nonché nei paesi dell’America Latina. Fu una grande occasione per pubblicizzare il nostro sito, riconosciuto come il parco archeologico più grande d’Europa. La stessa esperienza fu ripetuta l’anno successivo col “Discomare ’78”. Anche se per un breve periodo, “Radio Castelvetrano” fu l’unica a trasmettere anche in “Onde Medie”, quindi sintonizzabile su tutto il territorio nazionale. Nello stesso periodo in cui iniziò a trasmettere, altre persone iniziarono a parlare di fare una radio.

Dopo i primi tre/quattro anni in cui la grande passione pervasa aveva permesso che la radio crescesse e da progetto giovanile, assunse l’assetto d’una possibile solida realtà commerciale, i ragazzi che l’avevano fondata, per ovvi impegni di studio, cominciarono a capire ch’era necessario coinvolgere altre persone più mature e con una maggiore esperienza lavorativa e imprenditoriale.

Fra le altre cose si pensò di trasferire la sede nei nuovi locali siti nel cortile Narcisio Cozzo, sul corso Vittorio Emanuele. La nuova sede aveva una sala riunioni molto grande, un ufficio di segreteria, ben due studi di registrazione perfettamente attrezzati dai quali si poteva anche trasmettere, e una sala con cabina regia fornita di tutte quelle attrezzature più innovative che si potevano desiderare in quegli anni.

La mancanza di fondi sufficienti per continuare quell’avventura costrinse, però, i fondatori a rivolgersi a personalità del mondo anche politico ai quali chiesero una mano d’aiuto per garantire che la radio potesse continuare a trasmettere.

Aderirono alla richiesta, con dei contributi personali, due eminenti figure politiche di quel periodo: il professore Antonino (Tonino) Vaccarino esponente della direzione nazionale della Democrazia Cristina e il dottore Innocenzo (Ninni) Fiore del M.C.L. (Movimento Cristiano Lavoratori) anche lui esponente nazionale dello stesso partito. Essi, in maniera del tutto disinteressata, politicamente parlando, mettendo letteralmente mano alle loro tasche, hanno contribuito alla crescita della radio.

Il loro unico interesse è stato quello di garantire un servizio sociale a tutta la collettività convinti, com’erano, che il mezzo radiofonico era un bene comune che poteva essere utilizzato da tutti: famiglie, commercianti, liberi professionisti o semplici cittadini. Dopo Nino Favara, la carica di presidente di “Radio Castelvetrano” fu affidata a Enzo Peruzza. Nell’anno 1983 per gestire la radio fu fondata una cooperativa il cui presidente per i primi tre anni fu Tanino Caponetto e, poi, dal 1986 al 1995, Angelo Tamburello oggi anch’egli stimato avvocato. Il nuovo nome della radio fu “Studio RCV ‘83” ubicata sempre nel cortile Cozzo di via Vittorio Emanuele.

Della nuova radio fecero parte: Girolamo (Mimmo) Risalvato, Giuseppe (Peppe) Caradonna, l’infaticabile factotum Calogero (Rino) Carollo, Elio Indelicato, Rino Noto, Angelo Centonze, Tony Cirrincione e Tommaso Crispino. Il notiziario d’informazione ha continuato a condurlo Salvatore Graffeo. Molto valide anche le voci femminili come quelle di Anna Giancana, Erina Clemente, Marina Conciauro e Antonella Esposito.

Li sosteneva solo il loro grande entusiasmo e l’infinita voglia di fare, tipica dei giovani di quel tempo che, ahimè, non si riscontra nei giovani d’oggi. Noi giovani d’allora avevamo tanto da dire, anche se ci chiamavano contestatori, ma che, col nostro modo d’essere, abbiamo segnato una svolta definitiva per il cambiamento di rotta verso una mentalità più aperta, non come quella chiusa e gretta che ha caratterizzato la generazione precedente alla nostra segnata da una mentalità oscurantista.

In seguito, dopo un dispendioso trasferimento, la radio è stata spostata in via Santangelo, una traversa del prolungamento del viale Roma, dov’è stata dotata d’attrezzature all’avanguardia e arredata con gusto come i più moderni studi radiofonici. “Radio Castelvetrano”, essendosi da sempre occupata di problemi sociali e d’attualità, spesso disturbava persone delle quali, forse, sarebbe stato meglio non occuparsi.

La deontologia professionale dei responsabili della radio, però, faceva sì che se una notizia doveva essere data non andavano troppo per il sottile e non stavano lì a preoccuparsi di ciò che poteva succedere come ritorsione. Nel mese di novembre del 1987 si arrivò, così, all’intimidazione vera e propria. Ignoti spararono un colpo di lupara al ripetitore installato sul punto più alto di contrada Montagna a Partanna, fra l’altro terreno di proprietà d’un mio zio.

“Radio Castelvetrano” spostando i propri studi, resi mobili con diretta esterna, era in grado anche di trasmettere le varie manifestazioni canore, sportive e culturali negli stessi luoghi in cui esse erano organizzate: il “Teatro Selinus”, il campo sportivo “Paolo Marino” e il “Circolo della Gioventù”, tutti a Castelvetrano. Una di queste manifestazioni, che voglio deliberatamente ricordare, fu quella dedicata a un componente della radio, il nostro carissimo compianto concittadino Giacomo Pomara.

In sua memoria è stato istituito anche un premio letterario rivolto agli studenti delle ultime classi degli istituti superiori di Castelvetrano. Lo ricordo anche perché era un intimo amico di mio fratello, Giacomo anche lui, con il quale fu dapprima collega universitario a Palermo fino al conseguimento del diploma di laurea e, subito dopo, compagno di stanza a Milano.

Era il mese di settembre del 1980 ed entrambi avevano ricevuto, da parte del Provveditore agli Studi di Milano, l’incarico di docente di Educazione Fisica. Pomara aveva assunto servizio da poco, quando fu chiamato per assolvere al servizio militare di leva che, a causa degli studi, non aveva ancora espletato. Mio fratello quell’anno scese giù in Sicilia per trascorrere insieme a noi le vacanze natalizie. Quando rientrò a Milano, ricevette una telefonata da parte di mio padre che lo informava della prematura morte del suo amatissimo amico e compagno.

Giacomino Pomara fu colpito a morte da un proiettile partito accidentalmente dal fucile d’un commilitone. Fu una tragedia che sconvolse sia mio fratello sia tutta la cittadinanza che lo conosceva e lo amava per le sue qualità di persona umile, disponibile, buona, onesta e, perché no, per come conduceva in maniera davvero egregia i programmi alla radio, ma così è la vita.

Fra aprile e maggio del 1996 le quote societarie della radio furono acquistate dall’attuale proprietario Filippo Tusa che la migliorò rinnovando tutti gl’impianti nella nuova e ultima sede di via Marco Minghetti. “Radio Castelvetrano” si è da sempre caratterizzata per la libera informazione nel Belìce.

Collegata con l’agenzia d’informazione multimediale A.N.S.A. (acronimo di Agenzia Nazionale Stampa Associata), dal 1991 al 1993 ha svolto iniziative sociali, culturali, sportive e ricreative curate dal mio carissimo amico giornalista Pietro Errante, corrispondente del Giornale di Sicilia di Palermo.

(Luigi Smanela – Castelvetranonews)

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