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Quando Palermo aveva la “Febbre da cavallo”: addio a Fofò Montalbano

Il conduttore televisivo e “re” degli scommettitori si è spento a 69 anni. Una vita fatta di alti e bassi, le sue trasmissioni hanno avvicinato alle corse al trotto il grande pubblico. Se ne va un pezzo di storia dell’ippodromo, oggi chiuso e abbandonato

L’ippodromo de “La Favorita” era il suo regno e lui era il “re” degli scommettitori. Tutto pathos e azzardo. Per Alfonso Montalbano, noto a tutti come Fofò, l’ippica e il trotto in particolare erano una ragione di vita. Una vita fatta di alti e bassi, di gioia e disperazione. Sì, disperazione. Quella che nell’ultimo decennio lo aveva costretto ad arrangiarsi come poteva: ospite della missione “Speranza e carità” di Biagio Conte e negli ultimi tempi di una casa di riposo in via del Quarnaro.

E ora che Fofò si è spento, all’età di 69 anni, in silenzio e lontano dalle luci della ribalta, i ricordi di un tempo glorioso – quando il trotto aveva un seguito di pubblico importante – riaffiorano anche nella mente di chi lo aveva dimenticato. Perché Fofò è stato uno dei personaggi più noti dell’emittenza privata e le sue trasmissioni hanno avvicinato all’ippica anche chi non era propriamente del “ramo”. Per una ventina d’anni su Telerent ha condotto “Febbre da Cavallo”, celebre trasmissione di pronostici e commenti delle corse al trotto. Gli aneddoti sono tanti, i siparietti e le sue battute si sprecano. Tanto da essere selezionato dalla Gialappa’s band per “Mai dire tv”.

Così lo ricorda Paolo Raffa, editore di Telerent: “Abbiamo iniziato a metà degli anni ’80 ed è stato subito un successo. Fofò era una testa calda, ma soprattutto uno che bucava il video. Era un appassionato sotto tutti i punti di vista, dell’ippica e delle scommesse. Era questa la sua ragione di vita”. Una passione che, nel tempo, è diventata la sua disgrazia. Questa con altre. In un mix che lo ha reso sempre più fragile. Dipendente comunale, nel 2005 era andato in pensione perché malato. Si era separato dalla moglie, ma con i due figli sino all’ultimo ha mantenuto i rapporti. “E’ stato proprio uno dei figli – aggiunge Raffa – a farci riallacciare i contatti. L’ho sentito pochi giorni fa, erano quattro anni che avevo perso le sue tracce. Ci dovevamo incontrare. Sono sconvolto”.

Fofò Montalbano è morto la scorsa notte all’ospedale Cervello, dove era ricoverato da una settimana per una polmonite. Era nato il 19 luglio del 1949. Qualche anno fa, Raffaele Sabato, il “sindaco Isidoro”, aveva organizzato per lui una reunion di artisti per una serata di cabaret. Un modo per aiutarlo, per tendere una mano al “re” degli scommettitori, da tempo malato. “Una festa in suo onore – disse Sabato – per dimostrare a Fofò che non è solo e che i suoi amici attori e i suoi ammiratori staranno sempre al suo fianco. L’ippodromo e gli scommettitori di Palermo dovrebbero dedicargli un monumento”.

A rileggere queste parole, proprio oggi che l’ippodromo è chiuso e che Fofò non c’è più, tutto diventa più triste. L’unica speranza – e forse l’unico modo per far sorridere Fofò da lassù – è che il tempio di cavaddi e cavaddari riapra al più presto e che quella folla di appassionati, ora dispersa nelle mille agenzie di scommesse che ci sono in città, torni a popolare “La Favorita”. (Palermotoday)

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